1/ Che responsabilità hanno i graphic designer al giorno d'oggi?
Molto alta. In un mondo straripante di informazioni, il designer ha la responsabilità di decidere come presentare contenuti altrui e quindi, in un certo senso, di reinterpretarli, di sottolineare certe sfumature o di filtrarne i significati. L'esistenza di un esecutore inconsapevole non è sostenibile, non oggi e tantomeno domani.
2/ Che collegamento c'è tra il type design e il graphic design?
A parte rari e fortunati casi, si tratta di un rapporto univoco: nel type design non si può avere il controllo totale sull'utilizzo del proprio lavoro, è necessario un grande sforzo immaginativo. Al contrario nel graphic design c'è la possibilità di scegliere il carattere desiderato tra tutti quelli già disegnati. In un caso si lavora col futuro, nell'altro con il passato.
3/ Secondo quali criteri definisce il carattere di un suo lavoro?
Funziona oppure non funziona.
4/ Quanto incide il carattere nella progettazione di un marchio aziendale e relativa immagine coordinata?
Dipende dalla preparazione dell'osservatore finale: con una buona cultura (tipo)grafica è più facile comprendere l'identità sottesa ad un marchio, ma questo capita solo in un mondo ideale. Ad esempio in Italia – dove la cultura progettuale è molto scarsa – il progettista mette il suo lavoro in mano al fato e ai gusti personali...
5/ Si possono ancora utilizzare caratteri particolarmente ricorrenti nella storia della comunicazione per il lancio di nuovi marchi aziendali?
Sì, perchè no? Anzi, un buon tipo si dimostra tale quando regge la sfida del tempo: si pensi a quanto riesce ad essere contemporaneo l'Helvetica, oppure al Garamond, ancora oggi utilizzato nella maggior parte dei testi di narrativa.
6/ Ritiene corretto modificare un carattere ai fini di un progetto o è più corretto crearne uno ex novo?
Sono entrambe strade percorribili. Comunque mi viene difficile pensare di creare qualcosa totalmente ex novo. Anche volendo fare tabula rasa, si è sempre condizionati da quello che si è visto prima. Si tratta di una questione fisiologica, non c'è modo di uscirne.
7/ In un suo progetto grafico la scelta del carattere ricade in una stretta cerchia o non ha limiti?
Pur esistendo le eccezioni e le necessità specifiche, col tempo ci si ritrova tra le mani un set più o meno definito di caratteri prediletti, penso si tratti di un processo inconscio e spontaneo. In alcuni casi l'utilizzo ripetuto di una certa famiglia di caratteri va persino a coincidere con l'identità stessa di un designer. È difficile sfuggire alla propria forma mentis.
8/ Il suo carattere preferito?
L'Arial: è un ottimo esempio di ciò che non andrebbe fatto.
9/ Qual è, o quale è stata, per lei una figura di riferimento?
Più che le singole personalità, ritengo affascinanti le situazioni e i contesti generali: è sufficiente guardarsi attorno per rimanere giornalmente stupiti da cose meravigliose... ma anche da cose terribili!
CIVICO13, via Perrone 4, Torino (Italy)
t. +39 011 511 3589, info@civico13.it
The mobile version of this site is still in Beta.
If you're in trouble, view the standard website
CIVICO13, via Perrone 4, Torino (Italy), t. +39 011 511 3589, info@civico13.it Mobile version (Beta)